| Non c’è uomo condannato |
| Se qualcuno si trova allora senza Dio, senza pensiero, senza immagini,
senza parole, resta almeno per lui questo luogo di verità: amare
il fratello che vede.
Se non giunge ad amare, perché è sommerso nel suo sgomento, solo, amareggiato, sconvolto, resta almeno questo: desiderare l’amore. E se persino questo desiderio gli è inaccessibile, a causa della tristezza e della crudeltà in cui è come inghiottito, resta ancora che può desiderare di desiderare l’amore. E può essere che questo desiderio umiliato, proprio perché ha perso ogni pretesa, tocchi il cuore del cuore della divina tenerezza. «Non è su ciò che tu sei stato,
né per ciò che sei che ti giudica la misericordia, è
su ciò che hai desiderio di essere».
(da “Incipit”, ed. Servitium) |