| LETTERE |
| Odio di classe e invidia sociale |
| Gentile redazione, oggi, che ne ho il tempo (pur essendo turbatissimo
per il pandemonio successo ieri in Usa) vi scrivo per esprimere un’osservazione
marginalissima, suscitatami dalla lettera di Enrico Prunas Tola, pubblicata
sul n. 283 del foglio. Avevo letto l’articolo su don Alberto,
che non conoscevo personalmente ma che in qualche occasione avevo sentito
nominare, e ne avevo colto un’immagine di grande e profonda spiritualità.
Ebbene, il fratello, per tutta riconoscenza, vi scrive degli insulti (cui
avete reagito con garbo, fermezza e rispetto certamente immeritati). Passi
che questo fratello sia berlusconiano, che ce l’abbia con i catto-comunisti,
e anche con Bobbio, Benigni, ecc.; passi anche che vi accusi di faziosità
(è abbastanza normale accusare chi la pensa diversamente di essere
fazioso), ma che accusi il foglio di esprimere «nelle varie
pagine che lo compongono... odio di classe e invidia sociale» questo
proprio non mi sarei immaginato che qualcuno potesse pensarlo. Voi avete
riflettuto sul perché invece qualcuno lo pensi, su quali siano i
meccanismi psicologici o i pretesti sui quali possa fondare un’affermazione
del genere? Sarei proprio curioso di capire dai redattori del foglio
e dai suoi lettori se, nel profondo, si sentono ispirati o sollecitati
a odio di classe e invidia sociale...
Gianni Fabris
Carissimo Gianni, anche se oggi, come dici, siamo col cuore schiacciato tra, da una parte, la violenza che crede di essere ribelle ed è invece imitatrice e peggioratrice della violenza del dominio, e, d’altra parte, i propositi già annunciati di vendetta moltiplicatrice del male, cerchiamo di rispondere per quanto ci riguarda. Abbiamo in noi pulsioni di vita e pulsioni di morte. È naturale che, in generale e anche di fronte ai fatti tragici di ieri, sentiamo insieme alla pena e all’orrore, anche quell’impulso che porta a volere e sostenere la giustizia violenta come la pena di morte inflitta a grandi e piccoli violenti, sempre ingiustissima. Sta a noi, lottando con noi stessi, scegliere continuamente tra la vita e la morte. La mente e il cuore cerchino luci per governare l’impulso di morte. È quello che, poveramente e forse con contraddizioni, cerchiamo di fare nel foglio e nelle nostre persone con l’aiuto degli amici come te e della «luce che illumina ogni uomo». Un abbraccio umano, mentre l’umanità è in pericolo.
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