| Editoriale |
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Spesso, chi è al
margine e sui confini sociologici e culturali della chiesa può
condividere, più di chi vi appartiene ben dentro, la passione
della verità con quelli che chiamavamo i “lontani”. Ernesto
Balducci forse è stato il migliore di questi cristiani ai
margini della cittadella, abitanti del confine che comunica con tutta
l’umanità, affinché non ci siano più confini. Ma
il suo vescovo, che pure fu un buon vescovo, durante il funerale in
Santa Maria del Fiore, lo rimproverò per essere stato «ai
confini dell’ortodossia» (cfr. editoriale del foglio 190). Lo difese il generale del suo
ordine, lo scolopio p. Balcells: «Solo chi è estraneo al
Vangelo ha potuto definirlo uomo del dissenso»
(«Adista», 17 giugno 1992). A Torino bisogna chiedersi se i cattolici, e in generale i cristiani, hanno saputo interpretare e dialogare con la “religiosità” senza religione di un personaggio rappresentativo come Bobbio (basta vedere MicroMega n. 2/2000 e n. 1/2004, dove interviene anche Carlo Maria Martini). Messori (nel libro di cui parliamo a p. 7) lo bolla come razionalista insensibile, ignorandone gli interrogativi spirituali degli ultimi anni. D’altra parte, anche la cultura laica ha i suoi canoni a cui può sfuggire il «mistero sofferto». Un esempio: quando morì Balducci, eminente trasgressore dei confini fra “tribù” culturali, criticammo «L’Indice» che ne affidò il ricordo quasi soltanto a cattolici, e anche Bobbio intervenne nella discussione (cfr. editoriali del foglio 193, 194 e 195). Nelle recenti affollatissime Lezioni Norberto Bobbio, non una riguardava questo aspetto centrale del suo pensiero dell’ultimo periodo. Salvo errore, soltanto Zagrebelsky vi ha fatto attenzione. Oggi la chiesa
cattolica si
sente perseguitata come Buttiglione nel Colosseo di Bruxelles, e tenta
una riconquista culturale della società, come Paolo si illuse di
fare ad Atene, prendendo poi altre vie più proprie al Vangelo.
Per parte nostra, da oltre trent’anni tentiamo a Torino un dialogo
anche culturale, persino teologico, alieno da proselitismo, centrato
anzitutto sul «mistero sofferto», quello che unisce ogni
spirito sensibile. Non mancano piccoli segni di riscontro, anche
preziosi, ma non ci importa calcolarli. Cerchiamo di essere seri,
respingendo la presunzione a cui ci tenta un lettore troppo lanciato,
che ci scrive: «Fate più apostolato voi del
vescovo». Eminenza, lo perdoni! [ ] |